Noi scegliamo
L’ACCOGLIENZA e la SOLIDARIETA’
verso tutti!
e TU?
Crediamo che tutti abbiano diritto di sognare e desiderare una vita migliore, allontanandosi da guerre e miseria o semplicemente ricercando un luogo che prospetti più opportunità di realizzazione.
Crediamo che i paesi di origine, l’etnia o le differenze di credo non sono e non debbano essere un ostacolo tra le genti ma, al contrario, un motivo di arricchimento, di scambio reciproco e di crescita individuale e collettiva.
Crediamo che sia un nostro dovere e piacere, schierarci e condividere al fianco delle donne e degli uomini i sogni e le speranze che li muovono alla ricerca di un miglioramento di vita, se non ancora della felicità più piena.
Crediamo che in quest'epoca di degrado, di perdita di valori morali e materiali, sia urgente che gli esseri umani si riconoscano in una unica specie, per affermare una comune umanità.
Crediamo che, mentre i vari governi di turno rievocano espulsioni di massa di intere etnie come i Rom, noi non si possa tacere e che si debba promuovere un protagonismo diretto e solidale.
Crediamo che solo con un impegno diretto, solidale e antirazzista, improntato alla costruzione diffusa di ambiti umani alla ricerca di una più benefica convivenza, si possa fermare la deriva razzistoide.
Se anche tu credi che un protagonismo diretto nella solidarietà e nell’antirazzismo possa essere un motivo di miglioramento, andiamo assieme a:
Roma il 3 Ottobre
all' Assemblea nazionale dei Comitati Solidali e Antirazzisti
Per info telefonare a 340 3368044 oppure coordinamento.csa.firenze@gmail.com
(viaggio in pullman da Piazza Adua o teatro Saschall - ore 6)
COMITATO SOLIDALE e ANTIRAZZISTA
“LA VIA DELLA LIBERTA' "
venerdì 24 settembre 2010
sabato 11 settembre 2010
Torino, chiude la “Casa dell’ospitalità” di via Ghedini.
La scure dei tagli all’assistenza (4.5 milioni di euro) si abbatte su una struttura ritenuta dai funzionari e dalla giunta comunale costosa, quindi la logica della contabilità cinica dei numeri ne decreta la sua fine.
Una storia e una vocazione all’accoglienza che né ha scandito 85 anni di esistenza, la vita di migliaia di sfollati, profughi, senza dimora, immigrati, poveri, sfrattati in una città come Torino.
Ci si accorge che l’affidamento totale e senza controllo dell’assistenza domiciliare compiuto negli anni scorsi, è risultata costosa e non efficace, quindi si procede alla ripresa del servizio diretto dal Comune. Si rastrellano le forze e ci si accorge che le oss fanno da anni lavori d’ufficio, che in alcuni servizi, il nostro, esiste una pattuglia di OSS da impiegare per far fronte alla richiesta. Eccoci.
Nello stesso tempo questa marcia indietro, questo fallimento, produrrebbe la perdita del posto di lavoro di decine di Oss assunte dalle cooperative. Noi dovremmo ricollocarci qua e là, la Casa sarebbe gestita da una coppia di volontari al costo dell’affitto e forse un rimborso spese. L’idea chiamata truffaldinamente “Cohousing”, in realtà è l’esatto contrario, dependance di un istituto di riposo. Ma la Casa è stata ed è un luogo dove si intrecciano storie e relazioni, si affronta la solitudine. Tutto ciò non trova posto nella logica mortifera dello Stato, che alza la soglia di accesso ai servizi sociali, e se non esiste la domanda non esiste il bisogno. Si arriva ad affermare smentendo se stessa, che il fenomeno dei senza dimora non esiste per giustificare la tenuta di questo tipo di servizio, aperti giorno e notte e tutto l’anno. A fronte di 3000 sfratti all’anno, 195.000 persone vivono da sole in città, la popolazione anziana è tra le più numerose d’italia. Crisi economica esclusa. Non siamo sociologi, ma non ci vuole la laurea per capire dove siamo seduti.
Al di là di ogni contorsione che solo la politica sa fare, la sostanza è che si chiudono servizi, si chiude all’accoglienza, si impedisce l’accesso, si uccide.
Gli operatori e le operatrici della Casa dell’Ospitalità viaghedinisei. Torino
La scure dei tagli all’assistenza (4.5 milioni di euro) si abbatte su una struttura ritenuta dai funzionari e dalla giunta comunale costosa, quindi la logica della contabilità cinica dei numeri ne decreta la sua fine.
Una storia e una vocazione all’accoglienza che né ha scandito 85 anni di esistenza, la vita di migliaia di sfollati, profughi, senza dimora, immigrati, poveri, sfrattati in una città come Torino.
Ci si accorge che l’affidamento totale e senza controllo dell’assistenza domiciliare compiuto negli anni scorsi, è risultata costosa e non efficace, quindi si procede alla ripresa del servizio diretto dal Comune. Si rastrellano le forze e ci si accorge che le oss fanno da anni lavori d’ufficio, che in alcuni servizi, il nostro, esiste una pattuglia di OSS da impiegare per far fronte alla richiesta. Eccoci.
Nello stesso tempo questa marcia indietro, questo fallimento, produrrebbe la perdita del posto di lavoro di decine di Oss assunte dalle cooperative. Noi dovremmo ricollocarci qua e là, la Casa sarebbe gestita da una coppia di volontari al costo dell’affitto e forse un rimborso spese. L’idea chiamata truffaldinamente “Cohousing”, in realtà è l’esatto contrario, dependance di un istituto di riposo. Ma la Casa è stata ed è un luogo dove si intrecciano storie e relazioni, si affronta la solitudine. Tutto ciò non trova posto nella logica mortifera dello Stato, che alza la soglia di accesso ai servizi sociali, e se non esiste la domanda non esiste il bisogno. Si arriva ad affermare smentendo se stessa, che il fenomeno dei senza dimora non esiste per giustificare la tenuta di questo tipo di servizio, aperti giorno e notte e tutto l’anno. A fronte di 3000 sfratti all’anno, 195.000 persone vivono da sole in città, la popolazione anziana è tra le più numerose d’italia. Crisi economica esclusa. Non siamo sociologi, ma non ci vuole la laurea per capire dove siamo seduti.
Al di là di ogni contorsione che solo la politica sa fare, la sostanza è che si chiudono servizi, si chiude all’accoglienza, si impedisce l’accesso, si uccide.
Gli operatori e le operatrici della Casa dell’Ospitalità viaghedinisei. Torino
giovedì 17 giugno 2010
Nata Femmina
La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".
NATA FEMMINA
Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humour ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sa li Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione". Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì.
Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel "puttana" sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tv svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come > tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche
righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni > gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi
Merid Elvira Dones
PS.:
Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero sentano l'obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone.
NATA FEMMINA
Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humour ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sa li Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione". Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì.
Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel "puttana" sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tv svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come > tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche
righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni > gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi
Merid Elvira Dones
PS.:
Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero sentano l'obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone.
mercoledì 9 giugno 2010
Frenze 09/06/2010
Cari amici e amiche dei comitati prendiamo spunto dalla lettera di Eva Lorenta per confermare la nostra adesione all'invito,
Quello al quale stiamo assistendo e' uno dei tanti tentativi dei sistemi dominanti e prevaricatori di annichilire e scoraggiare un impegno di solidarietà tra gli esseri umani, con chi e' vittima di violenze e con chi ha il coraggio di schierarsi senza condizioni.
Facciamo riferimento per esempio all'ostruzione violenta dello stato di Israele nei confronti dei coraggiosi volontari delle ong davanti a Gaza ed alla violenta e genocida azione nei confronti del martoriato popolo palestinese con il quale solidarizziamo senza compromessi, o al governo russo che con l' utilizzo mediatico propina menzogne e artefici alimentando nel popolo russo un sentimento di paura nei confronti della società civile cecena, nel paese Italia dove l'informazione e' a senso unico e stimolatrice di odio e diffidenza verso le altre culture ed etnie, e potremmo stare ore ad elencare i paesi nel mondo in tali condizioni, più facile probabilmente risulterebbe elencare quelli dove la libertà è una condizione esistente e cioe' " nessun luogo " e allora vi facciamo e ci facciamo alcune domande:
Quanto siamo disposti ad essere vittime e complici di queste dinamiche? Riusciamo a stare e sentirci realmente bene quando intorno a noi uomini donne e bambini pagano con la sofferenza per l' ingordigia di alcuni pochi potenti e purtroppo anche per l' assenteismo ed il disinteresse più o meno cosciente di chi può ritenersi ampiamente fortunato di non essere nato per esempio in Africa?
Noi rispondiamo che così non ci va bene ed e' per questo che stiamo provando a costruire ambiti umani di comunanza e di controinformazione, perché stiamo già sperimentando e beneficiando di questo percorso e percependone le enormi potenzialita' sappiamo anche che per alimentarle abbiamo bisogno gli uni degli altri e delle altre:
Questo sistema conosce bene il principio del divide et impera contro il quale vogliamo fermamente opporci, ma lo possiamo fare solo se usiamo quegli strumenti naturali che caratterizzano la specie umana. Quindi il sentirsi, il cercarsi , il confrontarsi, il condividere proponiamo che siano costantamente presenti nei nostri intenti e nelle nostre azioni.
I comitati solidali antirazzisti vorremmo che fossero per tutti coloro che vi partecipano un ambito umano con il quale sinceramente provare ad incarnare e recuperare quei valori di cui abbiamo bisogno per vivere meglio, abbiamo bisogno però che il protagonismo non sia di alcuni, ma di tutti, è per questo che rivolgiamo in primo luogo un invito al coordinamento, ai singoli comitati ed ai singoli partecipanti di aiutarsi e sostenersi perchè questa strada è tanto bella quanto difficile e per esser percorsa ha bisogno di comunanza e solidarietà.
Comitato solidale antirazzista " La via della libertà "
Cari amici e amiche dei comitati prendiamo spunto dalla lettera di Eva Lorenta per confermare la nostra adesione all'invito,
Quello al quale stiamo assistendo e' uno dei tanti tentativi dei sistemi dominanti e prevaricatori di annichilire e scoraggiare un impegno di solidarietà tra gli esseri umani, con chi e' vittima di violenze e con chi ha il coraggio di schierarsi senza condizioni.
Facciamo riferimento per esempio all'ostruzione violenta dello stato di Israele nei confronti dei coraggiosi volontari delle ong davanti a Gaza ed alla violenta e genocida azione nei confronti del martoriato popolo palestinese con il quale solidarizziamo senza compromessi, o al governo russo che con l' utilizzo mediatico propina menzogne e artefici alimentando nel popolo russo un sentimento di paura nei confronti della società civile cecena, nel paese Italia dove l'informazione e' a senso unico e stimolatrice di odio e diffidenza verso le altre culture ed etnie, e potremmo stare ore ad elencare i paesi nel mondo in tali condizioni, più facile probabilmente risulterebbe elencare quelli dove la libertà è una condizione esistente e cioe' " nessun luogo " e allora vi facciamo e ci facciamo alcune domande:
Quanto siamo disposti ad essere vittime e complici di queste dinamiche? Riusciamo a stare e sentirci realmente bene quando intorno a noi uomini donne e bambini pagano con la sofferenza per l' ingordigia di alcuni pochi potenti e purtroppo anche per l' assenteismo ed il disinteresse più o meno cosciente di chi può ritenersi ampiamente fortunato di non essere nato per esempio in Africa?
Noi rispondiamo che così non ci va bene ed e' per questo che stiamo provando a costruire ambiti umani di comunanza e di controinformazione, perché stiamo già sperimentando e beneficiando di questo percorso e percependone le enormi potenzialita' sappiamo anche che per alimentarle abbiamo bisogno gli uni degli altri e delle altre:
Questo sistema conosce bene il principio del divide et impera contro il quale vogliamo fermamente opporci, ma lo possiamo fare solo se usiamo quegli strumenti naturali che caratterizzano la specie umana. Quindi il sentirsi, il cercarsi , il confrontarsi, il condividere proponiamo che siano costantamente presenti nei nostri intenti e nelle nostre azioni.
I comitati solidali antirazzisti vorremmo che fossero per tutti coloro che vi partecipano un ambito umano con il quale sinceramente provare ad incarnare e recuperare quei valori di cui abbiamo bisogno per vivere meglio, abbiamo bisogno però che il protagonismo non sia di alcuni, ma di tutti, è per questo che rivolgiamo in primo luogo un invito al coordinamento, ai singoli comitati ed ai singoli partecipanti di aiutarsi e sostenersi perchè questa strada è tanto bella quanto difficile e per esser percorsa ha bisogno di comunanza e solidarietà.
Comitato solidale antirazzista " La via della libertà "
martedì 8 giugno 2010
Ci sono persone che quotidianamente lottano per sottrarsi ad un sistema annichilente e violento, riteniamo sia giusto e doveroso, quando condividiamo riflessioni e conoscenza, condividirle ed alimnentarle, in questo caso con kelek ed il suo curatore miguel martinez e nello specifico ringraziamo dell impegno e della velocità con la quale informa, pubblichiamo per questo quello che segue.......
sabato, 05 giugno 2010
We Con The World: hasbarà e negazionismo
Ieri, l'ufficio stampa dell'ambasciata israeliana a Washington ha inviato ai media il link a un filmato satirico sulla strage della Freedom Flotilla. Qualche ora dopo, ha inviato un'altra mail, in cui precisava che il filmato che aveva appena pubblicizzato non rifletteva la politica del governo israeliano. Intanto, comunque, il filmato ha fatto il giro del mondo.
Si tratta di We Con the World, una parodia della nota canzone We Are the World. Travestiti da attivisti umanitari, i cantanti - mimando forti accenti arabi - recitano il ruolo dei passeggeri della Freedom Flotilla, vantandosi di aver "fregato il mondo".
Vale la pena citare per intero il testo.
We Con the World
Freghiamo il mondo
Viene il momento
In cui dobbiamo inscenare uno spettacolo
Per il mondo, la Rete e CNN
Non ci sono persone che muoiono
così la miglior cosa che possiamo fare
è creare il più grosso bluff che possa esistere
Dobbiamo andare avanti, facendo finta giorno dopo giorno
Che a Gaza ci sia crisi, fame e malattia
Affinchè milioni di dollari in aiuti soddisfino i loro fondamentali bisogni
Come formaggio e missili per i bambini
Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Con le pistole ed i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV
Ohh, li pugnaleremo al cuore
Sono militari, non interessa a nessuno
Noi siamo piccini, e facciamo qualche inquadratura con le colombe
Come Allah ha mostrato, per i fatti non ci sono domande
Così saremo sempre in vantaggio
Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Stiamo brandendo i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV
Se Islam e terrore rallegrano il vostro animo
Ma vi dispiacete perchè potrebbe sembrare sbagliato
Bene, bene, bene, bene non capite
Avete appena ottenuto di potervi definire
Un attivista per la pace e gli aiuti umanitari
Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Stiamo brandendo i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV
Freghiamo il mondo
Freghiamo la gente
Gli faremo credere che lo Tsahal sia Jack lo Squartatore
Freghiamo il mondo
Freghiamo la gente
Gli faremo credere che lo Tsahal sia Jack lo Squartatore
Il testo mi ha colpito, perché dimostra la straordinaria affinità tra hasbarà - propaganda sionista - e il cosiddetto negazionismo dell'Olocausto. Non solo perché qui si nega ridendo che nella Gaza assediata ci sia chi soffre.
Nel 2002, i soldati israeliani fecero un massacro nel campo profughi palestinese di Jenin. Per tredici giorni, i bulldozer rasero al suolo le fragili case, spesso con gli abitanti dentro. All'inizio, si parlò di circa 500 morti, poi si venne a scoprire che erano stati appena una cinquantina. Provate a digitare su Google Jenin massacre e vedrete come quei cinquanta e passa morti oggi vengano festeggiati dagli hasbariti come prova di una "montatura palestinese".
Se c'è un errore, una eccezione, allora tutto diventa falso: il negazionismo da cyberstrada sfrutta in maniera analoga il fatto che sia stata dimostrata la falsità di un'accusa (che i nazisti facessero il sapone con il grasso delle loro vittime) per arrivare a dimostrare che ogni affermazione sulle atrocità naziste sia un falso.
Ma se l'olocausto ebraico non è esistito, deve essere una deliberata menzogna, inventata dagli ebrei per spillare soldi ai polli, quelli che in inglese si chiamano the gullible, quelli facili da ingannare.
La truffa è uno spettacolo che fa incassare soldi. E per imporre questo spettacolo, ci vuole un complotto che permette di controllare i media. Come scrive la sionista Deborah Fait (ma basta cambiare qualche parola qua e là, per avere un testo da negazionista):
"Ehhh si, il mondo e' ubriaco, ormai sono tutti impazziti, la propaganda araba ha lavorato bene e continua a farlo, ha il mondo nelle sue mani, i giornalisti, i media, i politici, i supermercati, il mondo intero e' in mano agli arabi pronto ad addentare Israele alla gola per farlo morire.
Boicottano, demonizzano, delegittimano , Israele e' diventato il Punching Ball dell'odio internazionale antisemita, in ogni paese del mondo occidentale esistono varie organizzazioni filopalestinesi e palestinesi che ricattano i governi e detengono il potere dei Media.
Sono una potenza mondiale ormai e ogni azione contro Israele va attribuita a loro."
Lo spettacolo-inganno viene nominato con giochi di parole che uniscono il concetto di "olocausto" a quello di "truffa": Holohoax, Shoah Business... Proprio come il termine hasbarita, Pallywood che unisce il concetto di "Palestina" con quello di "Hollywood".
sabato, 05 giugno 2010
We Con The World: hasbarà e negazionismo
Ieri, l'ufficio stampa dell'ambasciata israeliana a Washington ha inviato ai media il link a un filmato satirico sulla strage della Freedom Flotilla. Qualche ora dopo, ha inviato un'altra mail, in cui precisava che il filmato che aveva appena pubblicizzato non rifletteva la politica del governo israeliano. Intanto, comunque, il filmato ha fatto il giro del mondo.
Si tratta di We Con the World, una parodia della nota canzone We Are the World. Travestiti da attivisti umanitari, i cantanti - mimando forti accenti arabi - recitano il ruolo dei passeggeri della Freedom Flotilla, vantandosi di aver "fregato il mondo".
Vale la pena citare per intero il testo.
We Con the World
Freghiamo il mondo
Viene il momento
In cui dobbiamo inscenare uno spettacolo
Per il mondo, la Rete e CNN
Non ci sono persone che muoiono
così la miglior cosa che possiamo fare
è creare il più grosso bluff che possa esistere
Dobbiamo andare avanti, facendo finta giorno dopo giorno
Che a Gaza ci sia crisi, fame e malattia
Affinchè milioni di dollari in aiuti soddisfino i loro fondamentali bisogni
Come formaggio e missili per i bambini
Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Con le pistole ed i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV
Ohh, li pugnaleremo al cuore
Sono militari, non interessa a nessuno
Noi siamo piccini, e facciamo qualche inquadratura con le colombe
Come Allah ha mostrato, per i fatti non ci sono domande
Così saremo sempre in vantaggio
Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Stiamo brandendo i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV
Se Islam e terrore rallegrano il vostro animo
Ma vi dispiacete perchè potrebbe sembrare sbagliato
Bene, bene, bene, bene non capite
Avete appena ottenuto di potervi definire
Un attivista per la pace e gli aiuti umanitari
Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Stiamo brandendo i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV
Freghiamo il mondo
Freghiamo la gente
Gli faremo credere che lo Tsahal sia Jack lo Squartatore
Freghiamo il mondo
Freghiamo la gente
Gli faremo credere che lo Tsahal sia Jack lo Squartatore
Il testo mi ha colpito, perché dimostra la straordinaria affinità tra hasbarà - propaganda sionista - e il cosiddetto negazionismo dell'Olocausto. Non solo perché qui si nega ridendo che nella Gaza assediata ci sia chi soffre.
Nel 2002, i soldati israeliani fecero un massacro nel campo profughi palestinese di Jenin. Per tredici giorni, i bulldozer rasero al suolo le fragili case, spesso con gli abitanti dentro. All'inizio, si parlò di circa 500 morti, poi si venne a scoprire che erano stati appena una cinquantina. Provate a digitare su Google Jenin massacre e vedrete come quei cinquanta e passa morti oggi vengano festeggiati dagli hasbariti come prova di una "montatura palestinese".
Se c'è un errore, una eccezione, allora tutto diventa falso: il negazionismo da cyberstrada sfrutta in maniera analoga il fatto che sia stata dimostrata la falsità di un'accusa (che i nazisti facessero il sapone con il grasso delle loro vittime) per arrivare a dimostrare che ogni affermazione sulle atrocità naziste sia un falso.
Ma se l'olocausto ebraico non è esistito, deve essere una deliberata menzogna, inventata dagli ebrei per spillare soldi ai polli, quelli che in inglese si chiamano the gullible, quelli facili da ingannare.
La truffa è uno spettacolo che fa incassare soldi. E per imporre questo spettacolo, ci vuole un complotto che permette di controllare i media. Come scrive la sionista Deborah Fait (ma basta cambiare qualche parola qua e là, per avere un testo da negazionista):
"Ehhh si, il mondo e' ubriaco, ormai sono tutti impazziti, la propaganda araba ha lavorato bene e continua a farlo, ha il mondo nelle sue mani, i giornalisti, i media, i politici, i supermercati, il mondo intero e' in mano agli arabi pronto ad addentare Israele alla gola per farlo morire.
Boicottano, demonizzano, delegittimano , Israele e' diventato il Punching Ball dell'odio internazionale antisemita, in ogni paese del mondo occidentale esistono varie organizzazioni filopalestinesi e palestinesi che ricattano i governi e detengono il potere dei Media.
Sono una potenza mondiale ormai e ogni azione contro Israele va attribuita a loro."
Lo spettacolo-inganno viene nominato con giochi di parole che uniscono il concetto di "olocausto" a quello di "truffa": Holohoax, Shoah Business... Proprio come il termine hasbarita, Pallywood che unisce il concetto di "Palestina" con quello di "Hollywood".
lunedì 17 maggio 2010
Lettera ringraziamento di Medici senza Frontiere ai Comitati Solidali ed Antirazzisti
Gentili Amici dei Comitati Solidali Antirazzisti,
Con questa semplice lettera desidero esprimere a nome di Medici Senza Frontiere tutta la mia
gratitudine per la vostra donazione di € 5.382,42 a sostegno del Fondo Emergenze, lo strumento
cardine attraverso cui Medici Senza Frontiere è in grado di intervenire nelle emergenze come di
recente abbiamo fatto ad Haiti.
Colgo l’occasione per condividere alcune informazioni relative all’intervento di MSF ad Haiti.
I nostri operatori, già presenti sull'isola dove MSF è attiva dal 1991, hanno agito immediatamente
evacuando i pazienti dai nostri ospedali che sono stati danneggiati dalla catastrofe ed iniziando ad
operare in strutture-tenda allestite per l'emergenza. MSF ha inoltre trasportato sull’isola centinaia di
tonnellate di materiale di soccorso, incluso un ospedale gonfiabile.
A tre mesi dal terremoto, le nostre attività sull’isola proseguono a pieno ritmo: circa 3.300
operatori umanitari (haitiani e internazionali) lavorano negli ospedali pubblici e gestiscono le 19
strutture sanitarie di MSF che hanno una capacità complessiva di 1.200 posti letto e comprendono
16 sale operatorie. Abbiamo curato 92.000 pazienti, effettuato 5.000 interventi chirurgici, distribuito
14.000 tende e circa 20.000 kit d’emergenza (inclusi kit per l'igiene, taniche, coperte e teli di
plastica). Ad oggi restano particolarmente difficili le condizioni di vita delle persone che hanno
perso la propria casa e ora si trovano in rifugi provvisori, all’interno di campi dove la fornitura
d’acqua e gli impianti igienici sono una priorità. MSF sta quindi aumentando l’accesso all’acqua e
agli impianti igienico-sanitari.
Tutto questo è stato possibile grazie alla generosità di sostenitori come voi che, tramite il Fondo
Emergenze, ci avete permesso di dispiegare un intervento d'emergenza nelle prime ore di una crisi
per soccorrere le vittime.
Il Fondo Emergenze, infatti, è la nostra massima garanzia per intervenire in tutte le emergenze,
indipendentemente dalla loro visibilità e dalla presenza delle telecamere. Con la vostra donazione
avete preso parte alla nostra forza d'intervento per le emergenze e ci garantirete la possibilità di
continuare i nostri interventi in tutte le zone del mondo dove operiamo.
Ancora grazie per aver scelto di essere al nostro fianco in questa emergenza!
Valentina Rosa
Direttore Raccolta Fondi
Medici Senza Frontiere Onlus
Con questa semplice lettera desidero esprimere a nome di Medici Senza Frontiere tutta la mia
gratitudine per la vostra donazione di € 5.382,42 a sostegno del Fondo Emergenze, lo strumento
cardine attraverso cui Medici Senza Frontiere è in grado di intervenire nelle emergenze come di
recente abbiamo fatto ad Haiti.
Colgo l’occasione per condividere alcune informazioni relative all’intervento di MSF ad Haiti.
I nostri operatori, già presenti sull'isola dove MSF è attiva dal 1991, hanno agito immediatamente
evacuando i pazienti dai nostri ospedali che sono stati danneggiati dalla catastrofe ed iniziando ad
operare in strutture-tenda allestite per l'emergenza. MSF ha inoltre trasportato sull’isola centinaia di
tonnellate di materiale di soccorso, incluso un ospedale gonfiabile.
A tre mesi dal terremoto, le nostre attività sull’isola proseguono a pieno ritmo: circa 3.300
operatori umanitari (haitiani e internazionali) lavorano negli ospedali pubblici e gestiscono le 19
strutture sanitarie di MSF che hanno una capacità complessiva di 1.200 posti letto e comprendono
16 sale operatorie. Abbiamo curato 92.000 pazienti, effettuato 5.000 interventi chirurgici, distribuito
14.000 tende e circa 20.000 kit d’emergenza (inclusi kit per l'igiene, taniche, coperte e teli di
plastica). Ad oggi restano particolarmente difficili le condizioni di vita delle persone che hanno
perso la propria casa e ora si trovano in rifugi provvisori, all’interno di campi dove la fornitura
d’acqua e gli impianti igienici sono una priorità. MSF sta quindi aumentando l’accesso all’acqua e
agli impianti igienico-sanitari.
Tutto questo è stato possibile grazie alla generosità di sostenitori come voi che, tramite il Fondo
Emergenze, ci avete permesso di dispiegare un intervento d'emergenza nelle prime ore di una crisi
per soccorrere le vittime.
Il Fondo Emergenze, infatti, è la nostra massima garanzia per intervenire in tutte le emergenze,
indipendentemente dalla loro visibilità e dalla presenza delle telecamere. Con la vostra donazione
avete preso parte alla nostra forza d'intervento per le emergenze e ci garantirete la possibilità di
continuare i nostri interventi in tutte le zone del mondo dove operiamo.
Ancora grazie per aver scelto di essere al nostro fianco in questa emergenza!
Valentina Rosa
Direttore Raccolta Fondi
Medici Senza Frontiere Onlus
mercoledì 27 gennaio 2010
Dedicato alla gente di Rosarno
NON SONO RAZZISTA PERO'...
mi giro dall'altra parte
per non ascoltare le grida
che vengono dal mare lontano
di chi affoga chiedendo aiuto,
di chi aspettava accoglienza,
magari solidarietà perchè
è fuggito dalla miseria,
è sfuggito dalla guerra
dei signori della guerra
in doppiopetto e in mimetica:
" io respingo quella sete di vita diversa
in un paese lontano, il mio ".
NON SONO RAZZISTA PERO'...
dico a piena voce che gli immigrati
sono criminali
che rubano i nostri gioielli
pur sapendo che rubano anche i napoletani
i milanesi i calabresi i romani
gli italiani: perchè chi ruba è semplicemente
una persona egoista
che approfitta di un'altra.
Dico che gli immigrati rubano anche
se sò che rubano soprattutto i politici per
farsi ville, per comprarsi navi,
per sniffare coca;
anche se so che alcuni rubano perchè
sono disperati e non sanno
come arrivare alla fine del mese;
anche se so che molti italiani imbrogliano
per farsi largo in una società
che proibisce per legge ciò
che permette nei fatti
perchè per i borghesi il
fine giustifica i mezzi.
NON SONO RAZZISTA PERO'
dico che sono i rumeni
che stuprano le donne
anche se sò che il mio vicino italiano
da sempre ha abusato della figlia;
o anche se so che il fidanzato di una
mia conoscente, francese da sempre, la
picchia ogni sera;
anche se sò, e l'ha detto
pure la televisione, che la maggior parte
della violenze avvengono in famiglia
e da un uomo-maschio;
perchè uno stupratore o un violento
è solo maschio frustrato e confuso
che ama sottomettere, che ha paura delle
sue miserie e le usa per i suoi squallidi e
criminali piaceri.
NON SONO RAZZISTA PERO'....
credo alla verità delle televisioni
che dicono che mia sorella e mio fratello
che vengono da lontano
sono criminali e anche un pò
sottosviluppati perchè non hanno la
democrazia, perchè sono fanatici credenti
in Allah, Maometto, Buddha e chi sa
cos'altro;
credo alla verità della televisione perchè
mia sorella e mio fratello hanno
un nome che non so pronunciare,
parlano una lingua che non riesco a capire
hanno un colore che non voglio guardare.
NON SONO RAZZISTA PERO'.....
dico che chi non è un cittadino italiano
è meno umano di me,
non ha diritto a vivere bene dove
crede e dove sa,
dico che è meno umano di me anche se
ha gli stessi occhi assetati di un'alba,
di una speranza nuova;
anche se le sue mani vorrebbero dare
carezze e le sue labbra baci;
è meno umano di me anche se so che
non è vero: perchè tutti cerchiamo
e vogliamo il bene e tutti siamo capaci di
male.
....lo so e mi tormento ma ci
penserò domani
che siamo tutti diversi..perchè siamo
simili, perchè siamo esseri umani?
l'autore di queste poesie è Antonio Pasquale Pedace
e sono pubblicate sul numero del quindicinale " La Comune " del 25 Gennaio 2010
mi giro dall'altra parte
per non ascoltare le grida
che vengono dal mare lontano
di chi affoga chiedendo aiuto,
di chi aspettava accoglienza,
magari solidarietà perchè
è fuggito dalla miseria,
è sfuggito dalla guerra
dei signori della guerra
in doppiopetto e in mimetica:
" io respingo quella sete di vita diversa
in un paese lontano, il mio ".
NON SONO RAZZISTA PERO'...
dico a piena voce che gli immigrati
sono criminali
che rubano i nostri gioielli
pur sapendo che rubano anche i napoletani
i milanesi i calabresi i romani
gli italiani: perchè chi ruba è semplicemente
una persona egoista
che approfitta di un'altra.
Dico che gli immigrati rubano anche
se sò che rubano soprattutto i politici per
farsi ville, per comprarsi navi,
per sniffare coca;
anche se so che alcuni rubano perchè
sono disperati e non sanno
come arrivare alla fine del mese;
anche se so che molti italiani imbrogliano
per farsi largo in una società
che proibisce per legge ciò
che permette nei fatti
perchè per i borghesi il
fine giustifica i mezzi.
NON SONO RAZZISTA PERO'
dico che sono i rumeni
che stuprano le donne
anche se sò che il mio vicino italiano
da sempre ha abusato della figlia;
o anche se so che il fidanzato di una
mia conoscente, francese da sempre, la
picchia ogni sera;
anche se sò, e l'ha detto
pure la televisione, che la maggior parte
della violenze avvengono in famiglia
e da un uomo-maschio;
perchè uno stupratore o un violento
è solo maschio frustrato e confuso
che ama sottomettere, che ha paura delle
sue miserie e le usa per i suoi squallidi e
criminali piaceri.
NON SONO RAZZISTA PERO'....
credo alla verità delle televisioni
che dicono che mia sorella e mio fratello
che vengono da lontano
sono criminali e anche un pò
sottosviluppati perchè non hanno la
democrazia, perchè sono fanatici credenti
in Allah, Maometto, Buddha e chi sa
cos'altro;
credo alla verità della televisione perchè
mia sorella e mio fratello hanno
un nome che non so pronunciare,
parlano una lingua che non riesco a capire
hanno un colore che non voglio guardare.
NON SONO RAZZISTA PERO'.....
dico che chi non è un cittadino italiano
è meno umano di me,
non ha diritto a vivere bene dove
crede e dove sa,
dico che è meno umano di me anche se
ha gli stessi occhi assetati di un'alba,
di una speranza nuova;
anche se le sue mani vorrebbero dare
carezze e le sue labbra baci;
è meno umano di me anche se so che
non è vero: perchè tutti cerchiamo
e vogliamo il bene e tutti siamo capaci di
male.
....lo so e mi tormento ma ci
penserò domani
che siamo tutti diversi..perchè siamo
simili, perchè siamo esseri umani?
l'autore di queste poesie è Antonio Pasquale Pedace
e sono pubblicate sul numero del quindicinale " La Comune " del 25 Gennaio 2010
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