sabato 9 ottobre 2010

SFIDA AL CAPORALATO


scioperano gli immigrati
Sedici rotonde stradali tra Napoli e Caserta sono state pacificamente occupate dai lavoratori alla giornata: "Vogliamo almeno 50 euro". Significativo il presidio di Baia Verde a Castel Volturno, dove due anni fa dopo un concerto morì Miriam Makeba. Domani un corteo contro il razzismo e lo sfruttamento
di PATRIZIA CAPUA E CRISTINA ZAGARIA

Erano le rotonde dei kalifoo. Sono diventate le rotonde del riscatto. Mille e cinquecento lavoratori nella giornata ieri hanno occupato le kalifoo - round, le "rotonde degli schiavi".
Kalifoo è il termine con il quale gli immigrati vengono etichettati in Libia durante il loro soggiorno di transito verso l'Italia (significa "schiavo a giornata") ed è l'etichetta, provocatoria, scelta ieri da chi, tra Napoli e Caserta, è sceso in strada e ha manifestato contro il lavoro nero, la clandestinità, le nuove schiavitù.
Ieri si è fermato il mercato delle braccia in Campania. Mille e cinquecento migranti costretti a lavorare in nero, principalmente nell'edilizia e nell'agricoltura, con paghe sempre più basse (ormai anche sotto i 20 euro a giornata) e condizioni di sicurezza inesistenti, si sono fermati. Ma non solo. Sono andati alle rotonde, le stesse dove ogni giorno aspettano "caporali" e padroncini per strappare una giornata di lavoro e hanno alzato un cartello: "Oggi non lavoro", scritto in italiano, inglese e francese, "la mia giornata vale 50 euro".
Uno sciopero dei non assunti, di chi non ha mai avuto il contratto. Uno sciopero di uomini e donne che ogni giorno accettano qualsiasi lavoro, a qualsiasi prezzo, senza nessuna garanzie, perché non hanno il permesso di soggiorno, perché la loro regola è la clandestinità, non per scelta, ma per bisogno. "Io faccio il bracciante, il facchino, il muratore. Anche per 10 euro all'ora - spiega Benjamin, del Togo, alla rotonda di Licola - Oggi però manifesto, perché voglio un permesso di soggiorno, perché non voglio più lavorare a nero, perché non sono uno schiavo. I "50 euro" del cartello sono solo una provocazione. la gente come me, ahimè non ha prezzo, accettiamo tutti i lavori. Ma ho anche una dignità".

venerdì 8 ottobre 2010

Mozione definitiva assemblea nazionale Roma 3 ottobre 2010

Giulia Caruso | 03 Ottobre 2010

Primo commento dall’Assemblea nazionale dei Comitati solidali e antirazzisti

Una discussione che ci accresce
(in fondo: il documento approvato)
L’Assemblea dei Comitati solidali e antirazzisti di oggi a Roma ha visto la partecipazione di circa 500 persone che con determinazione hanno espresso il bisogno e la necessità di voler esserci per interrogarsi sul modo in cui continuare l’esperienza di solidarietà in questo Paese.
Nell’intervento di apertura Renato Scarola ha offerto un’importante riflessione sul contesto di aggravamento delle logiche disumanizzanti che sono proprie della politica, e in particolar modo di quella democratica. Anche per questo il ruolo dei CSA è determinante nel contribuire a creare ambiti umani differenti, altro da queste logiche politiche.
Più di venti interventi si sono succeduti, coordinati da una presidenza molto capace nel gestire i tempi concentrati dell’assemblea – svoltasi nella sola mattinata –, permettendo a chiunque lo volesse di poter parlare.
L’impressione è quella di una riflessione comune che è in crescita, basata sul principio della comune umanità sulla quale si sviluppa la solidarietà che si esprime in ogni CSA e che sta cambiando la vita a tante e tanti protagonisti, così come affermato con forza, con accenti e lingue differenti, negli stessi interventi. Costruire la solidarietà oggi vuol dire costruire delle micro-società – come sottolineato in un intervento in particolare – dove la solidarietà stessa, la sorellanza e la fratellanza siano principi agenti, una solidarietà quindi che cambia le persone, migliorando le relazioni tra queste.
Perché impegnarsi in un CSA?
Perché vogliamo vivere bene, vogliamo costruire relazioni umane migliori perché basate sulla solidarietà e vogliamo farlo fuori dai meccanismi della politica: di questo c’è bisogno di continuare a parlare ed è parte della costruzione di CSA capaci di attrarre e coinvolgere migliaia di persone che nell’impegno solidale e antirazzista trovano la propria espressione di vita.
Dario Renzi ha ripreso questi concetti generalizzandoli nel suo intervento conclusivo, che ha fornito un ulteriore approfondimento di riflessione, restituendo fiducia e prospettiva ai protagonisti alle protagoniste. Questo impegno solidale ha bisogno di principi, programma e luoghi per vivere e far vivere meglio la solidarietà stessa.
Annunciamo ai nostri lettori e alle nostre lettrici che il n.154 de La Comune, in uscita lunedì 11 ottobre, conterrà nelle sue pagine articoli dettagliati su questa giornata.
 
Roma, 3 ottobre 2010
Giulia Caruso
 

 
 

Costruiamo ambiti solidali indipendenti, costruiamo i CSA

 1. La condizione umana della nostra gente, anche in questo paese, continua ad aggravarsi.
Più che mai i valori e la prassi, la cultura e l’impegno, il sentimento e l’organizzazione della solidarietà, che abbiamo cominciato ad assumere, sono attuali ed urgenti, vanno sviluppati ed approfonditi, estesi e sedimentati.
Questa tragica situazione sociale, culturale e coscienziale è alimentata in Italia dall'agire del governo Berlusconi e dal dilagare del razzismo nella società. Questi attacchi gravissimi alla condizione umana sono permessi e favoriti dal sistema democratico dominante, intrinsecamente escludente e razzista, nel cui ambito si muove la quasi totalità delle realtà organizzate.
 
2. La solidarietà umana che abbiamo cominciato ad esprimere nell’esistenza e nell’attività dei CSA comporta una capacità propositiva generale ed articolata ad un tempo.
Si tratta di cominciare ad interpretare ed elaborare una reciprocità coinvolgente -attraverso il metodo del dialogo- nei confronti delle persone provenienti da altri paesi, nei confronti della grande maggioranza delle donne che sono colpite per le loro stesse caratteristiche di genere; nei confronti di chi cerca lavoro o comunque ne è privo; nei confronti di chi viene quotidianamente sfruttato e minacciato nella propria integrità fisica e mentale da condizioni lavorative disumane; nei confronti di chi è tenuto in uno stato di precarietà o addirittura preparato a ciò da un sistema educativo rigorosamente padronale; nei confronti di tutti coloro che sono discriminati per le loro scelte diverse su svariati terreni.
 
3. La solidarietà umana ha in primo luogo un valore d'assieme, fondato sul principio della comune umanità, da sviluppare permanentemente. Il nostro è un impegno di riflessione e azione per affermare e far avanzare il senso generale della solidarietà, la nostra piattaforma comune, condizione essenziale per rafforzare e sviluppare ogni singolo CSA e le sue iniziative particolari.
 
4. E’ evidente che la solidarietà è sotto attacco e minacciata costantemente: scegliamo di costruirla in piena autonomia e indipendenza da chi la osteggia, cioè in primo luogo dalle istituzioni democratiche e dalla loro stessa logica. La solidarietà umana ha bisogno di protagonismo e richiede rapporti umani diretti, la ricerca d'interlocuzione con le persone, il rispetto e la considerazione degli individui, il cambiamento paziente delle relazioni, la costruzione di ambiti di comunanza alternativa alla disgregazione esistente, la partecipazione attiva alle proteste e alle lotte, lo sviluppo della riflessione e l’educazione permanente ai valori e alla cultura della solidarietà con continuità.
 
5. Diamo vita ad un bollettino della solidarietà, di informazione sui e dei CSA, per far conoscere la loro vita e attività. A tal fine si decide che ogni CSA elegga un referente con il compito di mantenere le connessioni con gli altri CSA e la Commissione tecnica per garantire la realizzazione di tale bollettino. Responsabile della fattura del bollettino sarà il nucleo romano della Commissione tecnica.
 
6. Promuoviamo per il Primo Maggio 2011 una giornata nazionale della solidarietà per approfondire la riflessione ideale e sui nostri compiti. Per decidere i contenuti e le modalità di preparazione di questa iniziativa è convocato, per sabato 5 febbraio, il Coordinamento nazionale dei CSA (vedi articolo 5 della carta costitutiva).
  
(risoluzione approvata a maggioranza con 1 non partecipante al voto)

venerdì 24 settembre 2010

ASSEMBLEA NAZIONALE COMITATI SOLIDALI E ANTIRAZZISTI

Noi scegliamo
L’ACCOGLIENZA e la SOLIDARIETA’
verso tutti!
e TU?

Crediamo che tutti abbiano diritto di sognare e desiderare una vita migliore, allontanandosi da guerre e miseria o semplicemente ricercando un luogo che prospetti più opportunità di realizzazione.

Crediamo che i paesi di origine, l’etnia o le differenze di credo non sono e non debbano essere un ostacolo tra le genti ma, al contrario, un motivo di arricchimento, di scambio reciproco e di crescita individuale e collettiva.

Crediamo che sia un nostro dovere e piacere, schierarci e condividere al fianco delle donne e degli uomini i sogni e le speranze che li muovono alla ricerca di un miglioramento di vita, se non ancora della felicità più piena.

Crediamo che in quest'epoca di degrado, di perdita di valori morali e materiali, sia urgente che gli esseri umani si riconoscano in una unica specie, per affermare una comune umanità.

Crediamo che, mentre i vari governi di turno rievocano espulsioni di massa di intere etnie come i Rom, noi non si possa tacere e che si debba promuovere un protagonismo diretto e solidale.

Crediamo che solo con un impegno diretto, solidale e antirazzista, improntato alla costruzione diffusa di ambiti umani alla ricerca di una più benefica convivenza, si possa fermare la deriva razzistoide.

Se anche tu credi che un protagonismo diretto nella solidarietà e nell’antirazzismo possa essere un motivo di miglioramento, andiamo assieme a:
Roma il 3 Ottobre
all' Assemblea nazionale dei Comitati Solidali e Antirazzisti

Per info telefonare a 340 3368044 oppure coordinamento.csa.firenze@gmail.com
(viaggio in pullman da Piazza Adua o teatro Saschall - ore 6)

COMITATO SOLIDALE e ANTIRAZZISTA
“LA VIA DELLA LIBERTA' "

sabato 11 settembre 2010

Torino, chiude la “Casa dell’ospitalità” di via Ghedini.
 
La scure dei tagli all’assistenza (4.5 milioni di euro) si abbatte su una struttura ritenuta dai funzionari e dalla giunta comunale costosa, quindi la logica della contabilità cinica dei numeri ne decreta la sua fine.
Una storia e una vocazione all’accoglienza che né ha scandito 85 anni di esistenza, la vita di migliaia di sfollati, profughi, senza dimora, immigrati, poveri, sfrattati in una città come Torino.
 
Ci si accorge che l’affidamento totale e senza controllo dell’assistenza domiciliare compiuto negli anni scorsi, è risultata costosa e non efficace, quindi si procede alla ripresa del servizio diretto dal Comune. Si rastrellano le forze e ci si accorge che le oss fanno da anni lavori d’ufficio, che in alcuni servizi, il nostro, esiste una pattuglia di OSS da impiegare per far fronte alla richiesta. Eccoci.
 
Nello stesso tempo questa marcia indietro, questo fallimento, produrrebbe la perdita del posto di lavoro di decine di Oss assunte dalle cooperative. Noi dovremmo ricollocarci qua e là, la Casa sarebbe gestita da una coppia di volontari al costo dell’affitto e forse un rimborso spese. L’idea chiamata truffaldinamente “Cohousing”, in realtà è l’esatto contrario, dependance di un istituto di riposo. Ma la Casa è stata ed è un luogo dove si intrecciano storie e relazioni, si affronta la solitudine. Tutto ciò non trova posto nella logica mortifera dello Stato, che alza la soglia di accesso ai servizi sociali, e se non esiste la domanda non esiste il bisogno. Si arriva ad affermare smentendo se stessa, che il fenomeno dei senza dimora non esiste per giustificare la tenuta di questo tipo di servizio, aperti giorno e notte e tutto l’anno. A fronte di 3000 sfratti all’anno, 195.000 persone vivono da sole in città, la popolazione anziana è tra le più numerose d’italia. Crisi economica esclusa. Non siamo sociologi, ma non ci vuole la laurea per capire dove siamo seduti.
Al di là di ogni contorsione che solo la politica sa fare, la sostanza è che si chiudono servizi, si chiude all’accoglienza, si impedisce l’accesso, si uccide.
 
Gli operatori e le operatrici della Casa dell’Ospitalità viaghedinisei. Torino

giovedì 17 giugno 2010

Nata Femmina

La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

NATA FEMMINA
Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humour ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sa li Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione". Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì.

Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel "puttana" sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tv svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come > tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche
righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni > gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi

Merid Elvira Dones

PS.:
Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero sentano l'obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone.

mercoledì 9 giugno 2010

Frenze 09/06/2010

Cari amici e amiche dei comitati prendiamo spunto dalla lettera di Eva Lorenta per confermare la nostra adesione all'invito,
Quello al quale stiamo assistendo e' uno dei tanti tentativi dei sistemi dominanti e prevaricatori di annichilire e scoraggiare un impegno di solidarietà tra gli esseri umani, con chi e' vittima di violenze e con chi ha il coraggio di schierarsi senza condizioni.
Facciamo riferimento per esempio all'ostruzione violenta dello stato di Israele nei confronti dei coraggiosi volontari delle ong davanti a Gaza ed alla violenta e genocida azione nei confronti del martoriato popolo palestinese con il quale solidarizziamo senza compromessi, o al governo russo che con l' utilizzo mediatico propina menzogne e artefici alimentando nel popolo russo un sentimento di paura nei confronti della società civile cecena, nel paese Italia dove l'informazione e' a senso unico e stimolatrice di odio e diffidenza verso le altre culture ed etnie, e potremmo stare ore ad elencare i paesi nel mondo in tali condizioni, più facile probabilmente risulterebbe elencare quelli dove la libertà è una condizione esistente e cioe' " nessun luogo " e allora vi facciamo e ci facciamo alcune domande:
Quanto siamo disposti ad essere vittime e complici di queste dinamiche? Riusciamo a stare e sentirci realmente bene quando intorno a noi uomini donne e bambini pagano con la sofferenza per l' ingordigia di alcuni pochi potenti e purtroppo anche per l' assenteismo ed il disinteresse più o meno cosciente di chi può ritenersi ampiamente fortunato di non essere nato per esempio in Africa?
Noi rispondiamo che così non ci va bene ed e' per questo che stiamo provando a costruire ambiti umani di comunanza e di controinformazione, perché stiamo già sperimentando e beneficiando di questo percorso e percependone le enormi potenzialita' sappiamo anche che per alimentarle abbiamo bisogno gli uni degli altri e delle altre:
Questo sistema conosce bene il principio del divide et impera contro il quale vogliamo fermamente opporci, ma lo possiamo fare solo se usiamo quegli strumenti naturali che caratterizzano la specie umana. Quindi il sentirsi, il cercarsi , il confrontarsi, il condividere proponiamo che siano costantamente presenti nei nostri intenti e nelle nostre azioni.
I comitati solidali antirazzisti vorremmo che fossero per tutti coloro che vi partecipano un ambito umano con il quale sinceramente provare ad incarnare e recuperare quei valori di cui abbiamo bisogno per vivere meglio, abbiamo bisogno però che il protagonismo non sia di alcuni, ma di tutti, è per questo che rivolgiamo in primo luogo un invito al coordinamento, ai singoli comitati ed ai singoli partecipanti di aiutarsi e sostenersi perchè questa strada è tanto bella quanto difficile e per esser percorsa ha bisogno di comunanza e solidarietà.
Comitato solidale antirazzista " La via della libertà "

martedì 8 giugno 2010

Ci sono persone che quotidianamente lottano per sottrarsi ad un sistema annichilente e violento, riteniamo sia giusto e doveroso, quando condividiamo riflessioni e conoscenza, condividirle ed alimnentarle, in questo caso con kelek ed il suo curatore miguel martinez e nello specifico ringraziamo dell impegno e della velocità con la quale informa, pubblichiamo per questo quello che segue.......

sabato, 05 giugno 2010
We Con The World: hasbarà e negazionismo

Ieri, l'ufficio stampa dell'ambasciata israeliana a Washington ha inviato ai media il link a un filmato satirico sulla strage della Freedom Flotilla. Qualche ora dopo, ha inviato un'altra mail, in cui precisava che il filmato che aveva appena pubblicizzato non rifletteva la politica del governo israeliano. Intanto, comunque, il filmato ha fatto il giro del mondo.

Si tratta di We Con the World, una parodia della nota canzone We Are the World. Travestiti da attivisti umanitari, i cantanti - mimando forti accenti arabi - recitano il ruolo dei passeggeri della Freedom Flotilla, vantandosi di aver "fregato il mondo".

Vale la pena citare per intero il testo.


We Con the World
Freghiamo il mondo

Viene il momento
In cui dobbiamo inscenare uno spettacolo
Per il mondo, la Rete e CNN
Non ci sono persone che muoiono
così la miglior cosa che possiamo fare
è creare il più grosso bluff che possa esistere

Dobbiamo andare avanti, facendo finta giorno dopo giorno
Che a Gaza ci sia crisi, fame e malattia
Affinchè milioni di dollari in aiuti soddisfino i loro fondamentali bisogni
Come formaggio e missili per i bambini

Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Con le pistole ed i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV

Ohh, li pugnaleremo al cuore
Sono militari, non interessa a nessuno
Noi siamo piccini, e facciamo qualche inquadratura con le colombe
Come Allah ha mostrato, per i fatti non ci sono domande

Così saremo sempre in vantaggio

Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Stiamo brandendo i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV

Se Islam e terrore rallegrano il vostro animo
Ma vi dispiacete perchè potrebbe sembrare sbagliato
Bene, bene, bene, bene non capite
Avete appena ottenuto di potervi definire
Un attivista per la pace e gli aiuti umanitari

Faremo perdere
la ragione al mondo
Gli faremo credere che Hamas
sia Madre Teresa
Siamo viaggiatori pacifici
Stiamo brandendo i nostri coltelli
La verità non troverà mai la strada della vostra TV

Freghiamo il mondo
Freghiamo la gente
Gli faremo credere che lo Tsahal sia Jack lo Squartatore

Freghiamo il mondo
Freghiamo la gente
Gli faremo credere che lo Tsahal sia Jack lo Squartatore
Il testo mi ha colpito, perché dimostra la straordinaria affinità tra hasbarà - propaganda sionista - e il cosiddetto negazionismo dell'Olocausto. Non solo perché qui si nega ridendo che nella Gaza assediata ci sia chi soffre.

Nel 2002, i soldati israeliani fecero un massacro nel campo profughi palestinese di Jenin. Per tredici giorni, i bulldozer rasero al suolo le fragili case, spesso con gli abitanti dentro. All'inizio, si parlò di circa 500 morti, poi si venne a scoprire che erano stati appena una cinquantina. Provate a digitare su Google Jenin massacre e vedrete come quei cinquanta e passa morti oggi vengano festeggiati dagli hasbariti come prova di una "montatura palestinese".

Se c'è un errore, una eccezione, allora tutto diventa falso: il negazionismo da cyberstrada sfrutta in maniera analoga il fatto che sia stata dimostrata la falsità di un'accusa (che i nazisti facessero il sapone con il grasso delle loro vittime) per arrivare a dimostrare che ogni affermazione sulle atrocità naziste sia un falso.

Ma se l'olocausto ebraico non è esistito, deve essere una deliberata menzogna, inventata dagli ebrei per spillare soldi ai polli, quelli che in inglese si chiamano the gullible, quelli facili da ingannare.

La truffa è uno spettacolo che fa incassare soldi. E per imporre questo spettacolo, ci vuole un complotto che permette di controllare i media. Come scrive la sionista Deborah Fait (ma basta cambiare qualche parola qua e là, per avere un testo da negazionista):

"Ehhh si, il mondo e' ubriaco, ormai sono tutti impazziti, la propaganda araba ha lavorato bene e continua a farlo, ha il mondo nelle sue mani, i giornalisti, i media, i politici, i supermercati, il mondo intero e' in mano agli arabi pronto ad addentare Israele alla gola per farlo morire.

Boicottano, demonizzano, delegittimano , Israele e' diventato il Punching Ball dell'odio internazionale antisemita, in ogni paese del mondo occidentale esistono varie organizzazioni filopalestinesi e palestinesi che ricattano i governi e detengono il potere dei Media.

Sono una potenza mondiale ormai e ogni azione contro Israele va attribuita a loro."
Lo spettacolo-inganno viene nominato con giochi di parole che uniscono il concetto di "olocausto" a quello di "truffa": Holohoax, Shoah Business... Proprio come il termine hasbarita, Pallywood che unisce il concetto di "Palestina" con quello di "Hollywood".